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3^ CONFERENZA NAZIONALE DELL'INGEGNERIA ITALIANA
L'INGEGNERE DELL'INFORMAZIONE

Si è svolta a Napoli il 28 e 29 novembre 2003, nelle sale di Castel dell'Ovo, la Terza Conferenza Nazionale dell'ingegneria Italiana dedicata interamente al tema dell'ingegneria dell'informazione. Come ha ricordato nei saluti iniziali l'ing. Sergio Polese (Presidente del Consiglio Nazionale dell'Ordine) le precedenti due conferenze hanno avuto come tema rispettivamente l'ingegneria civile e l'ingegneria industriale.

La conferenza di Napoli suddivisa in tre sessioni, ha dedicato la prima, quella del venerdì mattinaal delicato tema della formazione dei nuovi ingegneri. Giampio Bracchi (Presidente della Fondazione Politecnico di Milano) ha ripercorso la storia dell'ingegneria dell'informazione, nata in Italia alla fine degli anni '50 e inizio anni '60 con la separazione dell'elettronica dall'elettrotecnica. Negli anni '70 nascono varie specializzazioni che daranno origine a Informatica, Telecomunicazioni, Controlli automatici, solo per citare le più note. Contemporaneamente presso la facoltà di Scienze nasce Scienza dell'informazione.

Nel 1980 il 25% dei laureati erano ingegneri elettronici.
Negli anni '80 una apposita commissione studiò i vari settori, ma non riuscì ad unificare telecomunicazioni con informatica.
Agli inizi degli anni '90 cercando di far fronte alla grande richiesta da parte del mercato furono create le cosiddette lauree brevi di soli tre anni, in parallelo a quelle normali di cinque anni. Tuttavia la cosa non funzionò in quanto le imprese consideravano i laureati in soli tre anni dei laureati di serie "B" e continuarono a cercare laureati "vecchia maniera". Alla fine degli anni '90 la riforma toglie il parallelismo e propone le lauree brevi in serie con quelle precedenti, cioè dopo i primi tre anni, si può proseguire il percorso formativo con altri due anni.

Sono poi stati dati alcuni numeri interessanti.
Ad oggi esistono in Italia 112 titoli di laurea in ingegneria diversi rilasciati da circa 40 Università. Il totale degli iscritti è di circa 225 mila di cui circa 77 mila frequentano corsi di laurea in informatica. Attualmente ogni anni si laureano circa 25 mila studenti di cui 8200 in Informatica e circa il 50% in ingegneria dell'informazione se in questa dicitura includiamo tutti i corsi di laurea legati in qualche modo all'informatica. L'anno scorso le matricole sono state 40 mila di cui 20 mila nei settori dell'ingegneria dell'informazione. Per la precisione il 30% in elettronica, informatica, telecomunicazioni, e lauree simili, il restante 20% in corsi di laurea attinenti il mondo dell'informatica.
E' stato anche ricordato come il settore ICT (Information & Comunication Tecnology) è molto legato all'andamento economico ed in Italia arriva fino al 6% del PIL.

Durante la mattinata in altri interventi è stato sottolineato come sia necessaria una specializzazione sempre più spinta, anche se per contro con l'ingegneria sempre più pervasiva in molti settori, all'ingegnere è richiesto di fare sempre più da progettista integratore, quindi una preparazione sempre più trasversale e non più verticale come era una volta.

Parlando di "aree di frontiera" Marcello Bracale dell'Università degli Studi di Napoli Federico II ha affermato come sia necessario inserire ufficialmente la figura dell'ingegnere biomedico nelle piante organiche degli enti pubblici sanitari (Aziende Sanitarie) e si è domandato se per questa specifica classe di ingegneri non sia necessario ripensare l'esame di stato. Altro "ramo" di frontiera sembra essere ingegneria gestionale che assorbe circa il 15% degli iscritti su base nazionale e solo il 9% a Trento.

Il professor Bucci ordinario di Campi elettromagnetici a Napoli ha evidenziato come il settore ICT sia assorbito prima di tutto dal settore bancario e assicurativo, seguito dalle Pubbliche Amministrazioni Locali e Centrali, mentre il settore industriale è in forte crisi, causa la mancanza di fondi da dedicare alla ricerca.

Mi ha colpito negativamente il fatto che quando si è iniziato a parlare in dettaglio di telecomunicazioni, molti dei presenti si siano alzati e siano usciti, mentre molti di quelli rimasti abbiano iniziato a conversare fra loro, in parte disturbando i lavori.

Nella seconda parte della mattinata di venerdì si è anche ricordato che esiste la laurea in Informatica che ha un percorso formativo diverso da quello degli ingegneri. Ne è nato uno scontro leggermente polemico, fra chi sostiene che i laureati in informatica ne sanno di più degli ingegneri in quanto dedicano più tempo e più esami all'informatica e chi invece sostiene la necessità di una preparazione più ampia, più politecnica. Su questo tema la discussione è stata riproposta anche il giorno dopo dove si è ipotizzata anche la necessità di creare un albo per gli informatici in cui far confluire anche gli ingegneri dell'informazione.

La seconda sessione è stata quasi interamente dedicata alla presentazione di varie soluzioni adottate dalle aziende per risolvere vari problemi legati al mondo ICT. Come spesso accade in questi casi i relatori tendono a fare un po' troppo marketing per le loro aziende e non ho quindi trovato particolarmente interessante questa sessione.

La terza sessione si è aperta con alcune presentazioni in cui si è ritornati sul tema dell'ingegnere Informatico e il laureato in Informatica cercando di evidenziare le differenze fra i due corsi di laurea. Ancora una volta la vena polemica a preso il sopravvento. Ad esempi è stato sottolineato come l'ingegneria informatica abbia maggiori conoscenze hardware e quindi dovrebbe occuparsi di più soprattutto di soluzioni vicine all'hardware, mentre la laurea in informatica prepara soprattutto specialisti software.

E' seguita una tavola rotonda presieduta da Alessandro Cecchi Paone a cui ha partecipato anche il ministro R.Buttiglione che nel suo intervento ha affermato esistere un problema di identità dell'ingegnere, in quanto il ruolo è già cambiato. Da semplice progettista è ora integratore di varie scienze all'interno di progetti sempre più complessi, oltre che essere l'importatore delle innovazioni. E' da sottolineare la parola importatore, in quanto più di un relatore ha sottolineato come ormai la tecnologia viene prodotta negli USA e semplicemente usata in Italia. Il ministro Buttiglione ha anche sottolineato come da studi fatti risulti che molti italiani conoscono poco e male la matematica e che dobbiamo prendere atto che gli immigrati vengono in Italia oggi per fare i lavori che gli italiano "non vogliono" più fare e un domani per fare i lavori che gli italiani "non sapranno" più fare.

Ho trovato molto interessante il punto di vista del ministro su Internet che non va visto come un nuovo contenitore in cui mettere le cose vecchie, ma come una innovazione dove inventare cose nuove e chi se non gli ingegneri dovrebbero inventare cose nuove?
In un altro passaggio il ministro ha affermato che l'ingegnere è imprenditore e portatore di un incarico "semi-pubblico", anche e soprattutto nel mondo ICT.
Parlando della direttiva sulla brevettabilità del software (in fase di discussione al parlamento europeo) il ministro ha affermato di aver rimandato la decisione in sede europea in quanto la brevettabilità del software porta inevitabilmente a monopoli estremamente pericolosi, ma dall'altro lato è necessario tutelare le applicazioni e qui il riferimento all'Italia è stato molto evidente. Il ministro ha poi chiesto ufficialmente un incontro all'ing. Polese per cercare insieme di risolvere il problema.

In un solo intervento, quello di Mauro Langfelder consigliere dell'Ordine di Milano nonché Presidente della Commissione per l'innovazione e la ricerca, si è fatto riferimento a tutti quegli ingegneri laureatesi negli ultimi 20 anni, che si occupano del settore ICT con una specifica preparazione acquisita non in corsi universitari, ma sul campo. Langfelder ha anche ricordato che la maggior parte degli ingegneri che si occupano di ICT non sono iscritti agli albi e si è domandato come mai? Ha anche auspicato la rapida costituzione di organismi locali (penso pensasse a commissioni) dotati di propria autonomia, per affrontare e risolvere i problemi di un settore, quello ICT, in rapidissima mutazione ed evoluzione.

Con dispiacere ho sentito dire più di una volta che chi opera nel campo ICT e non è iscritto all'albo è come se non fosse ingegnere. A mio modo di vedere è un'affermazione errata. Le imprese hanno un grande bisogno di ingegneri che si occupano di ICT, tanto è vero che si arriva al 50% degli ingegneri cercati, ed essendo questi ultimi inquadrati come lavoratori dipendenti, non sentono il bisogno di iscriversi all'albo, che viene visto solo come una spesa annuale.

In conclusione la conferenza ha evidenziato come il III settore nato da poco sia in crescita a velocità impressionante e sia di importanza vitale sia per le imprese che per la nazione Italia.
E' stato ribadito con forza che è necessario mantenere una formazione ampia come in passato.
Nel settore ICT operano figure diverse ed è necessario organizzare meglio questo settore. Nel fare questo mi auguro non ci si dimentichi di noi ingegneri che ci occupiamo da sempre di ICT.

Ing. Andrea Gelpi



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Ultimo aggiornamento il 14 August 2018 20:18:31.